Racconti dal laboratorio

La cartapesta è pazienza

«Papier mâché vuol dire pazienza.» È la frase che sentiamo più spesso quando qualcuno passa dal laboratorio e ci vede lavorare. La domanda è sempre la stessa: ma come si fanno queste cose di cartapesta?

E la nostra risposta è sempre la stessa: è facile! Basta avere tanta pazienza, due occhi per guardare e due mani per fare. Non si può spiegare in cinque minuti come nascono le cose fatte interamente a mano, artigianalmente. Ci vuole tempo: tempo per guardare, tempo per modellare, tempo per lasciare asciugare la carta, e ancora pazienza.

Una tradizione antica

La cartapesta è un materiale usato da molti secoli. In Italia se ne trovano manufatti già a partire dal Cinquecento: sculture sacre, teatrini, carri del carnevale. È una tradizione profondamente artigianale, fatta di carta, colla, mani e immaginazione.

Noi abbiamo iniziato agli inizi degli anni ’80 con le maschere tradizionali della Commedia dell’Arte, e da allora la nostra mente e la nostra fantasia hanno viaggiato molto. Ma i materiali, le tecniche e la fedeltà a una tradizione secolare sono rimasti immutati.

Le nostre mani sono gli unici strumenti

Nei nostri laboratori fiorentini non esiste la produzione in serie: ogni pezzo nasce dalle mani di chi lo crea. Nessun manufatto è importato, nessun pezzo è identico a un altro. Quando aggiungiamo foglie d’oro o d’argento e le incidiamo con decorazioni ispirate a Michelangelo e Leonardo, il risultato è un oggetto unico, che porta con sé il tempo e la cura di chi lo ha costruito.

Se venite a trovarci, non aspettatevi una spiegazione in cinque minuti. Aspettatevi una storia lunga quarant’anni, fatta di pazienza, carta e mani.